La più bella biografia dell'adolescenza

Scritto da L.Stissi
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La più bella biografia dell'adolescenza
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(Appunti per ragazzi, Capi, educatori d'oggi e altri figuri)

 

 

 

Nicolò [1]

 

Arriva. Lui. Il vivente.

Arriva e si annuncia.

Al suo passaggio le porte sbattono e nell’aria risuona “Vaffancxxx!”, borbottato a tutto spiano. È un giorno calmo. Nicolò non è furioso, entra con scasso. Entra con scasso in casa sua, in casa vostra, in classe, in oratorio, sull’autobus, nella vita. Entra come può. Un cantante gli ha lasciato in eredità il suo taglio di capelli e alcune gesta da grande menefreghista. I professori di liceo tentano di imbrigliarlo, d’istruirlo alle leggi delle cifre e ad una geografia provvisoria. Suo padre gli offre pochi o troppi spiccioli e una faccia comunque non all’altezza delle sue aspettative, qualche principio fondamentale.

Nicolò riceve molto dal suo ambiente: i banchi di scuola verdastri e gli aerei che vede passare, la musica e la televisione per colazione pranzo e cena, il battesimo e il climatizzatore e la vita virtuale. Egli eredita moltissime cose.

 

L’eredità porta anche ciò che è pesante da portare, ed è perciò che le porte sbattono. 

Nicolò è nel torrente scompigliato e impetuoso di ciò che viene definito una civiltà. Egli respira la sua epoca, la sua banda dei 4 e i “suoi amici”, le loro speranze e il loro fracasso. Ha due pugni, una buona ugola, gli occhi neri e la voglia di muoversi. Ha un’anima, vergine. Nessun conto in banca, un conto con la vita. Nicolò non è una riproduzione d’uomo, ma una vera e propria invenzione.

 

Ha fame sette volte al giorno. Ha fame di tutto, di ragazze, di ritmo, di conoscenza. La sua vita si esprime in appetiti. Si muove secondo l’odore e il gusto e si entusiasma secondo come sente, d’un tratto. Prova tutto e in fretta. Corre, se ciò gli piace. Non danza ancora, carica e fa balzi. È permanentemente sotto pressione. Di tanto in tanto fa l’ammalato. In una partita di calcio si fa male e ci impiega tre giorni per riaversi. In una settimana cambia otto volte le calze, poi non più per cinque giorni. Esplora ma non prevede. I suoi alluci vanno estremamente veloci come le sue gambe e le sue braccia. Ama il rischio, per la sorpresa e la scelta. La forza gli piace come sfida alla sorte. I trasgressivi, i soldati, gli sportivi, i ribelli, gli avventurieri lo seducono. Copia con varianti o si oppone con accanimento. Le sue collere sono violente e brevi, la sua ignavia è disarmante. La sua incostanza è stupefacente come la sua generosità.

 

Nicolò ha 15 anni e li porta con orgoglio. È commovente un ragazzo quando non è sicuro di sé. È bello anche con le scarpe sporche. È incerto ed è terrificante come il lancio dei dadi o la vita. È unico. Gli specialisti del microscopio psicologico hanno qualche volta la tendenza ad intagliare la vita in strette lamelle, a considerare l’uomo per sequenze o la Storia come una successione di episodi. Inventano la psicologia del lattante, poi quella del bambino svezzato, parlano di prepubertà, poi dello stato di pubertà. Si dovrebbe credere il mondo popolato da stranieri raggruppati per generazioni. Essi considerano con attenzione, qualche volta, più le differenze che la continuità. In verità, non ci sono 10 o 15 psicologie, ma una. La psicologia dell’adolescente è quella “dell’uomo in fiore”, nella sua promessa e la sua fragilità, la sua audacia e la sua incostanza, il suo splendore e la sua inanità, la sua inquietudine e la sua avidità.

 



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